I quotidiani USA vanno letteralmente a ruba


La situazione economica negli USA è superficialmente migliorata rispetto alla vero periodo di profonda crisi iniziato alla fine del 2008, almeno per quanto riguarda indicatori macro. Le case automobilistiche di Detroit hanno iniziato a inanellare risultati positivi, sfornando nuovi modelli e generando profitti. Indipendentemente dal percorso particolare seguito da Chrysler con l’ingresso di un socio straniero e l’uscita dal Chapter 11 già nel giugno 2009 – con FIAT ora come azionista di maggioranza, situazione identica a qualche anno fa a seguito dell’acquisizione da parte del gruppo tedesco Daimler – sia Ford che GM sono in netta ripresa con quest’ultima capace di ripagare nell’aprile 2010 l’amministrazione USA e il governo canadese dei fondi ricevuti al momento della profonda ristrutturazione guidata in prima battuta dagli uomini del presidente Obama. Questo passaggio è stato oggetto di svariate critiche anche in seguito al commercial TV che annunciava con grande enfasi il raggiungimento di questo risultato con 5 anni di anticipo rispetto alla data originaria. Tralasciando questo aspetto che sarà sicuramente oggetto di dibattito nelle prossime settimane e mesi tra gli sfidanti repubblicani e Obama per le elezioni presidenziali del novembre 2012, la realtà di tutti i giorni è comunque decisamente complessa qui negli USA.

Due gli aspetti rilevanti che dimostrano come la crisi non sia ancora superata: l’incapacità di creare nuovi posti di lavoro per ridurre il tasso di disoccupazione e la situazione nel settore immobiliare.

Per Obama, ma non solo, la priorità #1 in questo momento è fare in modo che l’economia americana cresca anche attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro. Non sta succedendo – il tasso di disoccupazione a livello nazionale e con gli aggiustamenti stagionali è al 9.1% a luglio 2011, praticamente su questi valori da due anni – e non è una sorpresa a mio modesto avviso. La crisi ha insegnato a molte aziende come sia possibile preservare o addirittura migliorare la propria produttività con un numero ridotto di risorse, situazione che empiricamente chiunque abbia mai lavorato in una multinazionale USA ha sempre percepito facendo un confronto con l’Europa. Inoltre, le piccole e medie imprese – la struttura portante per numerosità dell’economia USA – non stanno assumendo. La riforma sanitaria voluta da Obama è uno dei tanti motivi addotti per evitare di espandere il proprio payroll. Sta di fatto che veramente tutti i politici USA in questi giorni non fanno altro che parlare di job creation, creating jobs e new jobs indipendentemente dalla colorazione politica.

La situazione immobiliare a cui facevo riferimento come secondo indicatore riguarda sia le abitazioni che gli spazi commerciali. Questi ultimi sono in modo diretto un indicatore delle difficoltà della ripresa economica. È sufficiente percorrere qualsiasi strada in California così come in Florida per trovare dozzine e dozzine di spazi commerciali – da singoli negozi a interi centri direzionali – totalmente sfitti, in alcuni casi abbandonati. Forse la manifestazione più cruda e convincente di questo fenomeno sono i centri commerciali diventati quasi dei luoghi per zombie causa la maggioranza di spazi abbandonati. Vicino a Palm Beach in uno di queste realtà commerciali ridimensionate JC Penny ha enfatizzato il tutto con la scritta We are here to stay, un’indicazione di capacità di proseguire nel proprio business – questo retailer è in forte rilancio dopo la scelta di Ron Johnson alla guida del gruppo e artefice del successo degli Apple Stores – ma anche un ammissione della situazione di quasi abbandono che si respira in molte aree una volte pullulanti di consumatori.

Ma arriviamo ai quotidiani. La foto è stata scattata nella hall di un resort alle 4:30pm. Oltre alle copie in bell’ordine appoggiate su quel mobile ce ne erano almeno un’altra ventina in zone adiacenti. Estrema sintesi: ormai i quotidiani non se li fuma nessuno nemmeno quando gratis e, corollario al teorema, questo è il modo con cui viene sostenuta parte della circolazione utile per sostenere l’obsoleta e forse un po’ patetica tesi dei volumi di lettura alla base della logica delle tariffe pubblicitarie. Inutile aggiungere altro visto che parlare del destino dei quotidiani non è più nemmeno una notizia.

Eppure i quotidiani vanno a ruba qui negli USA nel vero senso del termine: nel senso che vengono rubati.Diverse persone sono state arrestate per essersi appropriate di decine e decine di copie, spesso sottraendole a legittimi abbonati che si sono visti privati di un prodotto legittimamente acquistato. Il fenomeno raggiunge il picco massimo nei weekend. Chiaro il motivo adesso?

Prima di completare il discorso, un altro dato preoccupante sulla situazione economica negli USA: Quasi 46 milioni di americani sui 307M censiti nel luglio 2009 si sostengono grazie ai food stamps. Più correttamente si tratta del Supplemental Nutrition Assistance Program (SNAP) o Food Stamp Program, un’iniziativa per supportare le famiglie americane senza reddito o in condizioni economiche precarie. Qualsiasi cittadino americano è teoricamente nelle condizioni per richiedere questa forma di sussidio. A inizio di agosto 2011 il numero complessivo ha raggiunto la cifra record di 45.8M di americani. In parallelo è sorto il fenomeno definito come extreme couponing, cioè il ricorso massiccio e sistematico ai coupon di sconto presenti nelle corsie dei supermercati e nei quotidiani, nella forma di intere pagine nelle edizioni del fine settimana. Il business dei coupon – chiamati circular qui negli USA – vale $30B di investimenti pubblicitari, una nuova aere di prossima espansione della comunicazione digitale in diverse forme, soprattutto attraverso smartphones e ha registrato nell’ultimo anno un incremento del 23% ne consumo complessivo pari a 3.2 miliardi di tagliandi sconto. Questo video illustra molto bene il fenomeno dove una casalinga molto metodica riesce a pagare 42 centesimi di dollaro per una spesa complessiva di $167 grazie all’utilizzo sistematico di coupon di vario genere. Il sito Extreme Couponing e la trasmissione correlata condividono con milioni di consumatori americani le regole e i segreti per ottimizzare l’impiego dei coupon. Visti i risultati, nulla da eccepire.

Ecco perché i quotidiani vanno a ruba qui negli USA. Fino a quando la soluzione cartacea non verrà sostituita da un’alternativa digitale. presto, molto presto.

Un Commento

  1. Interessante questo trend dei coupons. Io li ricevo regolarmente nella posta ma ci sono due cose che potrebbero aiutarmi ad usarli di piu’ (attualmente cestino tutto):
    – Come scrivi nell’articolo, una app che mi aiuta a trovare i coupons per i prodotti che mi interessano di piu’ cosi’ risparmio tempo
    – Dei coupons per prodotti mangiabili e non per junk food. Sapere che posso prendere un panino oleoso di McDonalds a $0.49 piuttosto che $0.99 non mi persuade a cambiare le mie abitudini alimentari.

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