Domanda e offerta nell’era digitale


Foto scattata questa mattina in una via di Milano dall’interno dell’auto. Quello che si vede di spalle è un addetto alla distribuzione di un quotidiano del nord Italia. Si tratta di una pubblicazione a pagamento, offerta gratuitamente immagino con finalità promozionali. Subito la descrizione del fatto: nonostante l’impegno profuso, nei circa sessanta secondi trascorsi a osservarlo mentre proponeva il giornale a tutte le auto in attesa che il semaforo diventasse verde, nessuno – ripeto – nessuno degli automobilisti ha deciso di abbassare il finestrino e ricevere gratuitamente una copia del giornale. La mia rilevazione è tutto tranne che scientifica e, tra l’altro, sono certo che l’intero lotto di copie in dotazione a questo addetto avrà comunque ottenuto lo scopo di raggiungere dei possibili acquirenti (sono buono e ottimista perché è noto quale sia l’incentivazione economica di queste persone e come spesso il non distribuito si ammassi in qualche cestino nei paraggi).

Ma visto che Valentine’s Day si avvicina e valorizzare la propria componente romatica è un dovere, ipotizziamo pure che effettivamente tutte le copie siano state distribuite. Non posso comunque esimermi da un paio di considerazioni. In primo luogo, grande tristezza. Rivendendo la foto effettivamente quella zona di Milano non è proprio particolarmente emozionante, ma ovviamente non mi riferivo a quello. La tristezza dipende dal vedere l’indifferenza di potenziali consumatori che nemmeno davanti all’offerta gratuita di un prodotto con un evidente valore di mercato rappresentato dal prezzo di copertina per l’occasione azzerato, si sentono sufficientemente motivati ad accogliere nell’abitacolo della propria auto una copia del quotidiano.

Seconda considerazione sulle modalità di distribuzione. Non sono scandalizzato, ma trovo un po’ antiquato, decisamente antieconomico e non molto scalabile, ricorrere alla distribuzione manuale – anchesì in mezzo alla strada in violazione del codice – quando da tempo si parla di download di musica, film, libri e quant’altro. Spero di non esagerare e di mancare di rispetto a qualcuno, ma francamente considero un’iniziativa di questo genere da “ultima spiaggia”. Mi domando cosa si aspettasse di ottenere il marketing manager della testata che l’ha finanziata e autorizzata. Forse sampling del prodotto? Forse impattare sulla circolazione e le tirature in vista dei prossimi dati Audipress? Forse un’azione di branding?

  1. GAB

    Ciao Stefano,
    conosco bene la zona per ovvi motivi 🙂
    Forse la tua rilevazione è stata alterata dalla persona che è sempre presente all’angolo successivo che la mattina presto va a prendere tutte le riviste gratuite che trova e poi le distribuisce al semaforo chiedendo la mancia o facendo upsell con dei fazzoletti di carta :-). Penso che molti abituati a quel tratto di strada avranno avuto timore di incorrere in personaggi del genere.

    Dalla foto non si legge il nome del brand ma se il brand è in qualche modo legato alla Toscana forse ho capito da dove arriva l’idea.
    Da almeno 7 anni questo metodo di distribuzione viene impiegato a Firenze per i quotidiani a pagamento e tante auto si fermano e comprano il giornale dal finestrino mentre sono ferme al semaforo.
    Chiaramente non mi sono mai interessato sulla redditività o legalità di questo metodo però visto che sono tanti anni che viene praticato forse un ritorno c’è.

    Tornando al tuo post, chiaramente questo non la rende una iniziativa di marketing migliore perchè il risultato non cambia :-).

  2. Conosco bene il problema in quanto, avendo un’Agenzia, ho avuto a che fare con attività simili.

    Concordo sul fatto che quasi sempre queste azioni si traducono in uno svilimento del prodotto e della Marca. Il rischio che “gratis” venga percepito come “a valore zero” è altissimo, sopratutto se il contesto di intervento è la strada. Purtroppo molte agenzie e molti clienti pensano che chiamare street marketing quello che in realtà è semplice volantinaggio cambi le cose. Così non è, evidentemente.

    In realtà, come saprai, molto spesso il vero senso di queste attività risiede nella necessità di fare “diffusione” per rincorrere i dati Audipress, ma questa è tutta un’altra storia…

  3. Marco Zordan

    Concordo pienamente con l’affermazione <>. Triste ma vero.

    Pur non essendo un esperto di marketing penso che ci sia ancora margine per lo street marketing basta non sia visto come mero volantinaggio ed affini. La “pubblicità da strada” dovrebbe essere vista più come un’iniziativa che coinvolga le persone, che le renda partecipi. Un esempio per chiarire a grandi linee la mia idea potrebbe essere http://www.sdamy.com/video-e-foto-lapdance-metropolitana-milano-427.html , piuttosto che altre iniziative che non prevedano il corpo femminile come centro d’attenzione: giocolieri, animatori (stile villaggio turistico), ecc. Un’idea che ho da un po di anni è che il marketing migliore è quello che si fa quando la gente è contenta/coinvolta.

    Saluti Marco (SE&O)

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